Tra un'infornata e l'altra, ieri, per puro caso, ci siamo concessi un peccatuccio gastronomico nel più puro stile messicano, uno strapuntino che solo chi si è fermato presso qualche changarrito riuscirà ad apprezzare: tacos de chicharrón.
Dicesi chicharrón la cotica di maiale fritta fino a diventare leggera e croccante come i pop corn. Chi ha frequentato i mercati rionali di Città del Messico sa che il chicharrón è la classica botana del DF, al pari delle patatine fritte che pure esistono. In questa foto di tre anni fa si intravede appunto il chicharrón nel ripiano superiore di questo "stand" nel mercato di Guanajuato.
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Il chicharrón si consuma o da solo con un po' di limone oppure è tipico mangiarlo sotto forma di tacos con l'aggiunta di salsa, nella fattispecie salsa verde ossia salsa a base di pomodori verdi messicani (da non confondere con i pomodori verdi insalatari che hanno tutt'altro sapore...) ed altri ingredienti ad libitum, come cipolla tritata, coriandolo fresco, guacamole (come abbiamo fatto noi). Di solito i venditori di chicharrón sono quelli che preparano anche le famose carnitas, che sarebbero le parti meno nobili del maiale fritte nello strutto.
Ma come ho fatto a procurarmi il chicharrón? Beh, casualmente, ero andato per comprare delle banane nel negozietto dell'amico pachistano e m'è balzato all'occhio un sacchetto contenente questi riccioli che mi ricordavano qualcosa e curiosamente leggendo gli ingredienti mi sono accorto che si trattava di chicharrón thailandese!
Chi l'avrebbe mai detto, tutto il mondo è paese.
Insomma, vedendo che nel negozietto c'era pure un avocado semi-maturo e a casa ricordavo di avere almeno una latta di salsa verde per le emergenze, ho comprato impulsivamente il chicharrón del sud est asiatico dopo di che c'è voluto poco per convincere il resto della famiglia a preparare due tortillas fresche per farci tacos de chicharrón con salsa verde y guacamole.
Certo, mangiato sul posto appena fatto es otro rollo, però dopo quasi 2 anni di astinenza, non sembrava affatto male.
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lunedì 7 febbraio 2011
Tacos de chicharrón
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domenica 28 novembre 2010
Delizie pugliesi per un pranzo da leccarsi i baffi
Di tanto in tanto capita che l'insostituibile Fafa, già assurta agli onori delle cronache tlazzesche per un'iniziativa umanitaria simile tempo fa, ci omaggi con delle primizie da leccarsi barba, baffi e capelli (per chi ce l'ha ancora tutti).Quando non si porta appresso (in treno!) svariati chili di taralli (che infatti vedete nella foto) di almeno quattro o cinque varietà distinte (alla cipolla, al peperoncino, al naturale, al pepe, ecc.) , da brava mamma pugliese di una volta comanda al figlio, il quale (casualmente?) è di passaggio da queste parti e distribuisce ogni ben di Dio al parentado sparpagliato sulla via Emilia... Noi non siamo esattamente parenti, ma il buon Franco lo ringrazio lo stesso perché se non fosse per lui, io non avrei la più pallida idea di com'è una vera burrata pugliese o la scamorza fresche di giornata. E neppure le olive alla calce, dal sapore inconfondibile, di cui vi lascio un link per leggere il curioso processo di preparazione.
E con tutto questo po' po' di meraviglie, volete che mi metta pure a cucinare?
Ma neanche per sogno, oggi è festa sul serio.
Buon appetito eh!
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domenica 25 luglio 2010
Chile con queso asadero, un platillo revolucionario?
Siccome sto rileggendo la mastodontica biografia di Pancho Villa scritta da Paco Ignacio Taibo II, ho pensato di preparare quello che, si dice, fosse il piatto preferito dal più famoso rivoluzionario messicano del novecento: il chile con asadero.Trattandosi di un piatto assai diffuso nel nord del Messico e pure oltre il rio Bravo la ricetta del chile con queso è presente nella enciclopedica opera di Diana Kennedy, dove però non c'è traccia di questa aneddotica di carattere rivoluzionario-gastronomico.
Quest'anno ricorrono precisamente i cent'anni dall'inizio della Revolución ed è curioso vedere come a un secolo di distanza, tutt'ora i messicani continuino a dividersi tra irriducibili sostenitori del Centauro del Norte e acerrimi nemici.
Gastronomicamente parlando, Pancho Villa era di gusti decisamente semplici, vuoi per le umili origini, vuoi per lo stile di vita decisamente incredibile per i nostri standard attuali. Si dice che gli piacesse la carne alla brace cotta fino a renderla dura come una suola di scarpa e, unica concessione alle debolezze della tavola, las malteadas de fresas, una specie di frappè denso alla fragola, conosciuto durante il periodo in cui soggiornò a El Paso, Texas.
Si dice anche che quando nel 1914 arrivò a Città del Messico dove s'incontrò con l'altro celebre rivoluzionario Emiliano Zapata (entrambi nel video a pranzo con l'allora presidente provvisorio Eulalio Gutiérrez) conobbe per la prima volta i tacos e i tamales di cui rimase entusiasta. Però, da quel che si sa, il suo piatto preferito era il chile con asadero, appunto.
E per chi volesse approfondire le gesta di Pancho Villa, un bellissimo e lungo documentario a cura di Paco Ignacio Taibo II.
Come spesso accade in questi casi è veramente difficile avere a disposizione gli ingredienti esatti e si cerca di usare degli onorevoli sostituti. Trovandoci poi in quel periodo dell'anno in cui ancora non sono maturati i miei peperoncini autarchici, ho ripiegato sui peperoncini verdi lunghi vulgaris, da supermercato, che però hanno svolto dignitosamente il loro compito. La ricetta di Diana prevede infatti l'uso di un peperoncino particolare, il chile verde nel norte, che negli stati ex-messicani degli USA viene chiamato chile anaheim. Questo peperoncino verde, tipicamente lungo e dalla scorza piuttosto coriacea assomiglia veramente molto ai peperoncini verdi locali anche se tendono ad essere più piccanti dei loro parenti messicani (strano ma vero!). Il chile verde non è particolarmente piccante, per cui occorre sincerarsi della piccantezza dei peperoncini verdi e sostituirne una parte con altri dolci tipo i friggitelli nostrani, se necessario.
Il secondo problema in questa ricetta è costituito dal formaggio. Il queso asadero, è uno dei formaggi tipici di Chihuaha, ma non è il famoso queso chihuaha prodotto dai Mennoniti come qualcuno crede. Con cosa sostituire il questo asadero? Si può usare del formaggio tipo la scamorza fresca o l'asiago o in generale quei formaggi giovani destinati ad essere cotti sulla piastra, purché non affumicati.
Ingredienti:
225g di formaggio asiago fresco o scamorza (sostituto del queso asadero)
185ml latte
10 peperoncini verdi dolci
5 peperoncini verdi piccanti
5 cucchiai di olio di mais
3 cucchiai di acqua
1 pomodoro
1 cipolla bianca grande
sale q.b.
Procedimento:
per prima cosa occorre pelare i peperoncini facendoli prima arrostire a fuoco vivo e poi infilandoli in un sacchetto di plastica chiuso per qualche minuto, dove sviluppano un notevole vapore che poi aiuterà la pelle bruciata a staccarsi.Come consiglia Diana Kennedy, è meglio non pulire i peperoncini sotto l'acqua corrente per non comprometterne la fragranza. Terminata questa operazione si passa a tagliare la cipolla a fette sottili così come il pomodoro.
Far soffriggere la cipolla in poco olio e quando sarà trasparente, aggiungere il pomodoro e i peperoncini a strisce, poi coprire e cuocere per 5 minuti. Aggiungere il latte e l'acqua e continuare la cottura per alcuni minuti.
Infine aggiungere il formaggio e servire non appena sarà fuso con tortillas de harina calde.
Tenete presente che un ottimo sostituto delle tortillas de harina sono le piadine sfogliate, quelle sottilissime. Ma di questa strana somiglianza tra tortillas de harina e piadine parlerò un'altra volta...
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martedì 7 luglio 2009
Tabouleh e falafel
Come quasi sempre mi capita quando mi trovo all'estero, anche questa volta sono ritornato all'ovile (purtroppo...) portandomi qualche nuovo libro di cucina, rigorosamente non in italiano. Questa volta la scelta è caduta sulla cucina mediorientale, anzi, di middle eastern home cooking, un bel libro trovato per caso durante una lunga visita alla libreria Barnes & Noble di Glendale, Arizona, uno di quei posti molto americani in cui puoi consultare tutti i libri che vuoi mentre bevi un caffè con un bel cinnamon twist.
In realtà non è stato l'unico libro di cucina acquistato, ma del sacro tomo the art of mexican cooking di Diana Kennedy ci saranno molteplici occasioni di parlarne.
Dicesi cucina mediorientale quell'insieme di ricette che, con poche differenze, si ritrovano in due o più paesi tra Libano, Cipro, Turchia, Iran, Iraq, Giordania e Siria.
Se questa definizione sia giusta o meno, lo lascio decidere a chi ha titoli ed esami per farlo, io sono un umile entusiasta della cucina libanese, non un critico gastronomico gallonato.
Sia come sia, oggi parliamo di tabouleh (o di tabbouleh, tabbula, tabuli che dir si voglia...) e falafel (o felafel?), la deliziosa insalata a base di prezzemolo e bulgur (grano spezzato) e le crocchette di ceci e spezie. Entrambe queste ricette si ritrovano praticamente identiche in Libano, Siria e Giordania. Per completare la frugale cenetta ho preparato anche del hummous, già comparso su questi schermi in precedenza. La pita apocrifa invece, anatema su di me, era stata invece banalmente comprata... Se poi voi, volendo strafare, ci aggiungete anche del baba ganoush, qualche oliva condita e magari pure qualche dolma (gli involtini di foglia di vite), avrete allestito un eccellente parata di mezze (così come vengono chiamati gli antipasti misti).
Ingredienti per il tabouleh:
180g di prezzemolo fresco
125g di bulgur
60ml olio di oliva extravergine q.b.
tre cucchiai di menta fresca tritata
due pomodori maturi
una cipolla bianca piccola
due cucchiai di succo di limone
sale q.b.
pepe q.b.
Ingredienti per i falafel:
300g di ceci secchi
sei cucchiai di prezzemolo fresco tritato
tre cucchiai di coriandolo fresco tritato
due spicchi d'aglio
una cipolla piccola
un cucchiaino di coriandolo macinato
un cucchiaino di cumino macinato
mezzo cucchiaino di peperoncino rosso macinato
mezzo cucchiaino di bicarbonato di sodio
un cucchiaino di sale
pepe nero q.b.
olio per friggere q.b.
Procedimento per il tabouleh:
Mettere a bagno in acqua fredda il bulgur (chiamato anche burghul) per circa mezz'ora.
Portare ad ebollizione un pentolino d'acqua che servirà per pelare i pomodori.
Lavare il prezzemolo in acqua, scolarlo ed eliminare la maggior parte dei gambi. Tritare il prezzemolo assieme alla menta. Tritare finemente la cipolla e unire al resto. Immergere i pomodori per un istante in acqua bollente per eliminarne più facilmente la pelle. Tagliarli a dadini ed aggiungerli al prezzemolo e al bulgur.
Aggiungere olio, pepe macinato, sale e succo di limone, quindi mescolare tutto delicatamente. Mettere in frigo per un'ora circa prima di servire. Va da se che in seguito ognuno è libero di aumentare o diminuire le dosi di questo o di quell'ingrediente secondo i propri gusti. C'è sicuramente chi preferisce un tabouleh con più succo di limone o meno prezzemolo, più pomodoro o senza menta.
Procedimento per i falafel:
mettere a bagno i ceci in acqua fredda per alcune ore. Quando avranno raddoppiato di volume, passarli una prima volta nel passaverdura. Aggiungere cipolla, aglio, prezzemolo e coriandolo fresco tritati, semi di coriandolo macinato, cumino, peperoncino, pepe, sale, bicarbonato.
Amalgamare sommariamente e passare nuovamente per il passaverdura, quindi lasciare l'impasto a riposo per una mezzora. Con le mani formare delle polpette grandi come una noce, l'impasto deve risultare abbastanza umido da consentire di ammassare le crocchette senza che si squaglino. Friggere cinque o sei falafel alla volta per immersione completa in olio ben caldo per quattro-cinque minuti, finché il colore esterno non sia divenuto rossiccio. I falafel, come tutti i fritti, sono nettamente migliori se mangiati appena fatti.
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lunedì 25 maggio 2009
Festino mediorientale
Ricordando le pantagrueliche cene londinesi, oggi mi sono imbarcato nella preparazione dell'imitazione di un piatto che andavo a mangiare ogni tanto in un locale persiano chiamato Patogh, dalle parti di Edgware Road, quel che da queste parti si chiamerebbe "un buco".
In realtà non ricordavo più il nome di quel posto, son già passati dieci anni (ahimè!), ma grazie ad una breve ricerca sulla affidabilissima Time Out, storica guida dei ristoranti londinesi, è uscito subito dalla nebbie della memoria.
Armato più che altro di nostalgia, ho imbastito quindi un pranzo simil-persiano, con numerose licenze gastronomiche, il cui risultato finale però è stato decisamente ottimo.
Se dico ottimo è solo perché lo era veramente, sapete che bugie non ne racconto, a differenza di qualcun altro...
La parte più lunga è stata la preparazione del pane. Mi ero messo a cercare ricette di pane persiano già da qualche giorno, perché avevo un ricordo abbastanza preciso di quant'era buono e di come era fatto, sottile, ma non secco. Dopo aver visionato varie foto di pane persiano su Flickr, sono giunto alla conclusione che nessuna era esattamente quella che cercavo...
Ragion per cui sono andato a ispirazione, alla fine è venuto fuori un pane a metà strada tra il lavash persiano e il naan afghano, fantastico, adattissimo per fare da "piatto" alla carne e alle verdure, ideale per raccogliere l'hummous come se fosse un cucchiaio, insomma proprio come lo desideravo.
La cottura della carne e delle verdure invece è stata decisamente più semplice, anche se poi andando a leggere avrei dovuto prima marinare la carne in un certo modo che ho ignorato completamente. Pazienza, sarà per la prossima volta :-)
Ingredienti per il pane:
350g di farina tipo 0
100g di semola rimacinata di grano duro
50g di semola d'orzo
300ml acqua
12g di lievito di birra (mezzo cubetto)
un cucchiaino di semi di cumino
un cucchiaino di zucchero
un cucchiaio di raso di sale
Procedimento:
mescolare le farine e il sale, sciogliere il lievito con lo zucchero e unirlo all'impasto. Aggiungere l'acqua un po' alla volta, fino ad ottenere una pastella molto appiccicosa. Versare i semi di cumino (o se preferite anche di sesamo). Coprire e lasciare lievitare fino al raddoppio (circa 2 ore con questo caldo!). Quando l'impasto sarà lievitato, dividerlo in 4 parti, stenderlo con l'aiuto di farina e adagiarlo sulla leccarda infarinata. Tenetelo coperto finché il forno non avrà raggiunto la massima temperatura. Si cuoce in pochi minuti in forno a 250 gradi circa, tenendolo molto vicino alla parte alta del forno affinché il calore arrivi più intenso. Il pane deve rimanere abbastanza morbido, per cui va tirato fuori prima che diventi scuro. Una volta cotto, tenetelo coperto con un panno impilando i pani uno sull'altro.
Ingredienti:
500g circa di arrosticini di agnello
200g di fettine sottilissime tipo carpaccio
insalata mista (tipo la mistincanza)
due mazzetti di cipollotti bianchi
un mazzetto di coriandolo fresco
un peperone
due peperoncini verdi piccanti freschi
qualche foglia di menta fresca
sale q.b.
Procedimento:
è importante avere il pane a portata di mano quando la carne è pronta, in modo da potercela adagiare direttamente sopra. Consiglio anche di scaldare i piatti, così il cibo rimarrà caldo più a lungo.
Cuocete prima sulla piastra i cipollotti, i peperoni ed i peperoncini spennellati con un filo d'olio. Metteteli da parte possibilmente in un luogo tiepido. Cuocete quindi gli arrosticini e l'altra carne, adagiandola poi direttamente su ciascun piatto dove avrete sistemato il pane.
Cospargere di verdura fresca, di coriandolo e qualche fogliolina di menta.
Per completare la messinscena, abbiamo corredato il tutto con hummous e tabouleh e una macinata di sale blu di persia, quello sì autentico.
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domenica 24 maggio 2009
Hummous
Tra i vari "mezze" della cucina libanese, l'hummous è sempre stato uno dei miei preferiti.
Visto il cado piuttosto soffocante, avere pronti un po' di hummous, di tabouleh, di baba ganoush, fa comodo per imbastire una cena leggera e sfiziosissima, senza bisogno di accendere i fornelli. Oggi però m'era venuta l'ispirazione per un festino mediorientale e l'hummous ci stava benissimo a corredo.
Ingredienti:
due tazze di ceci cotti (due scatole di ceci circa)
due cucchiai di tahina
un cucchiaino di sale
uno spicchio d'aglio
mezzo limone spremuto
acqua q.b. oppure liquido di cottura dei ceci
olio extravergine q.b.
prezzemolo q.b. (opz.)
paprika q.b. (opz.)
Procedimento:
se usate ceci secchi, metteteli in ammollo la sera prima e poi cuoceteli in acqua leggermente salata con una foglia di alloro. Se invece usate ceci in scatola, scolateli mettendo da parte il liquido. Versate i ceci in un mixer, tritate grossolanamente l'aglio, aggiungete due cucchiai di pasta di sesamo (tahina), il succo di limone e un po' di liquido dei ceci o acqua.
Frullate tutto fino ad ottenere una crema liscia, né troppo densa, né troppo acquosa.
L'hummous si serve una ciotolina di terracotta guarnito con paprika, prezzemolo tritato e un filo d'olio e si gusta al meglio con pita calda, appena sfornata.
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sabato 17 maggio 2008
Quaranta modi di dire baba ghannouj
Tra le mie cucine preferite c'è senz'ombra di dubbio quella libanese.
Il che significa soffrire di nostalgia, perché, che io sappia, in Italia ci sono pochissimi ristoranti libanesi e quei pochi non stanno nel raggio di 50 chilometri.
Sono ormai lontani i tempi di Londra e dei tanti ristoranti libanesi sparsi nei dintorni di Egware road, del sontuoso Al Fawar in Baker street (di cui addirittura mi giungono voci abbia chiuso i battenti recentemente), dei pantagruelici mezzè, della tavola imbandita con decine di piattini per assaggiare di tutto un po'.
Come dimenticare la faccia che fece il grande capo quando gli spiegarono gli ingredienti della tartare di testicoli di agnello, servita come specialità del giorno a sorpresa...
Bei tempi, si andava a far baldoria con gli amici in esilio dorato nella città con il maggior assortimento di ristoranti al mondo, per tutti i gusti, anche se non per tutte le tasche. Eppure persino a Londra era impossibile trovare un vero ristorante messicano, ma questa è un'altra storia...
In compenso a Città del Messico ci sono diversi ristoranti libanesi di buon livello.
Ora, qualche malpensante sussurrerà, stai a vedere che adesso tira fuori la solita fola sugli insospettati legami tra Messico e Libano...
Beh, ma mi invitate a nozze, vi basti sapere che l'attrice messicana più in voga negli ultimi anni, Salma Hayek, è, guarda tu che coincidenza, di padre libanese e madre veracruzana.
Insomma, se riuscite a portare fuori a cena la bella Salmita, occhio alla scelta del ristorante (e al fidanzato!).
Chiusa la solita fuorviante parentesi, torniano al punto, anzi, al cibo.
Insomma, tra i tanti piatti sfiziosi di cene indimenticate, gli immancabili erano il tabouleh (insalata rinfrescante a base di prezzemolo, menta, burghul, pomodoro, ecc.), l'hummous (la crema di ceci) e il baba ghannouj, del quale fornisco testè la facilissima ricetta.
Ora, se non ve ne siete già accorti da soli, ve lo dico io: cercare le ricette di cucina libanese o araba in generale è un vero esercizio di fantasia dato che il baba ghannouj, lo potrete trovare come baba ganouj, ganouche, ganoosh, ganoush, ganush, ganusch, eccetera, il che comporta una disamina di dozzine di ricette in vari idiomi. Per fortuna la ricetta del baba ghannouj è talmente semplice che le uniche varianti ammesse sono appunto nell'ortografia...
Ingredienti:
melanzane (500-600g circa)
2 cucchiai di tahina (salsa di sesamo)
1 limone
1 spicchio d'aglio
sale q.b.
olio extravergine q.b.
prezzemolo tritato fresco q.b.
Procedimento:
Pungere in alcuni punti la o le melanzane e metterle in forno a 180 gradi per il tempo necessario a far raggrinzire la buccia. Se appoggiate le melanzane su un foglio di carta stagnola, eviterete di provocare i famosi tacconi sul fondo del forno, come si dice dalle mie parti bassopadane.
Quando la melanzana assumerà l'aspetto floscio e raggrinzito sarà ora di toglierla, lasciandola raffreddare un po', per poi estrarre la polpa che va tritata assieme ad uno spicchio d'aglio. Aggiungere anche i due cucchiai di tahina, il succo del limone spremuto e aggiustare di sale.
Alcune ricette dicono di aggiungere anche olio agli altri ingredienti, altre invece lo menzionano solo come ritocco finale ed io ho scelto quest'ultima ipotesi, perché il tahina (o la tahina? mah!) mi sembra già più che sufficiente.
Consiglio vivamente di fare il tutto in un bel frullatore, è inutile tenerlo lì come soprammobile ;-)
Servire in una ciotola, con un filo d'olio e un po' di prezzemolo.
La morte sua è senz'altro con pane arabo tipo pita morbida.
E la ricetta della pita?
Magari un'altra volta.
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lunedì 3 dicembre 2007
Erbe in cartoccio con caprino
Questa ricettina che, come grado di difficoltà rivaleggia con le uova sode, è un'imitazione (di cui declino qualsiasi responsabilità, come avrebbe sentenziato Totò) di un piatto che mangiai ormai troppi anni fa a Torino, al ristorante Spada Reale.
L'unica difficoltà consiste nel non far appassire troppo le erbette, se no s'intristisce.
Ingredienti per 3-4 persone:
125g di valeriana fresca
50g di rucola fresca
25g di basilico fresco
10g di menta fresca
160g di formaggio caprino fresco (1 confezione da 2x80g tipicamente)
pane pugliese (2-3 fette a testa)
olio extra vergine q.b.
aglio fresco
sale
Procedimento:
scaldare il forno a 180 gradi.
Tostare il pane affettato, ungerlo e strofinarlo con l'aglio.
Disporre le erbe su una teglia da forno, mescolandole, mettere sopra il formaggio caprino a pezzetti e oliare leggermente.
Importante: Coprire la teglia con un foglio di alluminio e infornare per 6-7 minuti.
Tenete sott'occhio la situazione, le erbe e il formaggio devono solo scaldarsi, non devono cuocersi.
Sfornare e portare in tavola in modo che ciascuno possa farsi la sua bruschetta ipermegabiovegetariancolesterolfree.
Funziona bene come antipasto o in dosi più corpose per una cena molto light.
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domenica 7 ottobre 2007
Rica sopa de frijoles a la albañil entlazolteotlada
La mia versione della zuppa di fagioli è una specie di miscuglio sacrilego di varie altre versioni, più o meno brodose. In effetti sembra una via di mezzo tra i frijoles de olla ed i frijoles a la albañil.
A me piacciono così e questo costituisce un motivo sufficiente :-)
Ingredienti:
300g di fagioli neri secchi (da mettere a bagno il giorno prima)
1 cipolla media o grande
2 spicchi d'aglio
1 chile ancho
1 chile chilpotle
2 scatole di pelati da 400g
4 fettine di pancetta affumicata
7-8 fettine di chorizo spagnolo
3-4 cucchiai d'olio di mais
1 bottiglia di birra Corona
1 cucchiaino di origano
1 rametto di epazote (oppure un cucchiaino di epazote secco)
sale grosso q.b.
Procedimento:
Tagliare la cipolla finemente, così come la pancetta affumicata e il chorizo spagnolo. Il chorizo l'ho trovato casualmente al Panorama e me ne sono subito impossessato.
Consiglio vivamente di cuocere la zuppa in una pentola di terracotta.
Far imbiondire la cipolla con l'olio di mais, gli spicchi d'aglio schiacciati e le listarelle di pancetta, aggiungere quindi il chorizo. Quando la cipolla e' appassita per bene, senza lasciarla colorare troppo, versare la birra. Dopo qualche minuto versare i pelati con l'aggiunta di un bicchiere d'acqua e una manciata di sale grosso. Aggiungere l'origano, l'epazote. Il chile ancho si può aprire per togliere i semi e tagliare a striscioline, di solito non è particolarmente piccante, mentre il chilpotle è meglio metterlo intero, se no rischia di rendere la zuppa un pò troppo infuocata.
Questi due tipi di chiles si trovano anche in Italia da Castroni, che fa pure vendita via internet. Coprire con il coperchio e mescolare di tanto in tanto. Tenete presente che i fagioli neri sono abbastanza coriacei, quindi ci vogliono 2 orette o forse più, ma cuoce, meglio viene. Se vedete che il liquido si restringe, potete allungare con un pò di acqua o di brodo. Assaggiate per regolarvi col sale.
Questa zuppetta di solito funge da antipastino, per cui si serve in piccole tazze, tipo quella della foto o poco più grandi. È tipico ad esempio sorbire la zuppetta di fagioli mentre si aspetta che il taquero prepari la orden de tacos.
In alcune versioni, come aggiunta a piacere, si aggiungono pezzettini di chicharrón, cioè cotenna di maiale fritta, ma questa è veramente impossibile da trovare e difficile da fare bene a casa propria perché c'è bisogno di una pentola di rame e della cotenna del giusto spessore e trattata non so come. Una volta c'ho provato ed è venuto troppo duro.
Volendo invece si può aggiungere direttamente nei piatti qualche cubettino di scamorza fresca che funge da sostitutivo del queso Oaxaca.
A tavola muchachos!

Tlazolteotl è il nome di una divinità azteca,